Origini angioine
La chiesa di Sant’Eligio Maggiore nasce nel 1270, per volontà di tre mercanti francesi e con concessione di Carlo I d’Angiò, nell’area del Campo Moricino (oggi zona Mercato). In origine fu dedicata ai santi Eligio, Dionigi e Martino; dal 1279 rimase il solo titolo di Sant’Eligio.
Il complesso ebbe fin da subito una forte funzione sociale: accoglienza ospedaliera, assistenza e sepoltura dei forestieri (soprattutto francesi e provenzali) privi di legami familiari in città. L’impianto sorse appena fuori dalle mura medievali e fu protetto da privilegi reali sotto Angioini e Aragonesi.
Trasformazioni nei secoli
Tra XVI e XVIII secolo l’area si arricchì dell’educandato femminile e di nuove attività benefiche. Nella chiesa si susseguirono interventi sul soffitto, sull’organo e sulle cappelle; nell’Ottocento Orazio Angelini modificò il soffitto quattrocentesco. Dopo i danni del bombardamento del 1943, un restauro novecentesco restituì al tempio la sua linea gotica essenziale.
Struttura, opere e memoria popolare
L’ingresso attuale è laterale, attraverso un portale strombato di impronta gotico-francese. L’interno, in tufo giallo e piperno grigio, conserva un equilibrio austero e luminoso. Tra le opere storicamente documentate figurano dipinti legati alla scuola napoletana (tra cui Solimena e Stanzione), oggi in parte trasferiti.
All’esterno spicca il celebre Arco di Sant’Eligio con l’orologio quattrocentesco, simbolo del complesso e custode di una nota leggenda cittadina, quella di Irene Malarbi e Antonello Caracciolo, entrata nella memoria storica e letteraria napoletana.