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Gotico

Sant’Eligio Maggiore

Tufo giallo, piperno grigio

Via S. Eligio, 1 — 80133 Napoli NA

La chiesa

Pietra gialla e piperno scuro disegnano archi e pareti in uno stile gotico che ricorda le origini medievali della città: verticalità, ombre nette, materia viva.

Orari e attività

Apertura e visite guidate

  • Martedì–Sabato: 8:30–13:30 (visite guidate e non guidate)
  • Domenica: 8:30–11:30

Messe

Domenica

  • 9:30 (Messa)

Giorno eucaristico (Giovedì)

  • 17:30–18:30 Adorazione eucaristica (personale)
  • 18:30–19:30 Adorazione eucaristica (comunitaria)
  • 19:30–20:30 Adorazione eucaristica (personale)
  • 20:30–21:30 Adorazione eucaristica (comunitaria)

Chiesa di Sant’Eligio Maggiore

Cenni storici e artistici

Origini angioine

La chiesa di Sant’Eligio Maggiore nasce nel 1270, per volontà di tre mercanti francesi e con concessione di Carlo I d’Angiò, nell’area del Campo Moricino (oggi zona Mercato). In origine fu dedicata ai santi Eligio, Dionigi e Martino; dal 1279 rimase il solo titolo di Sant’Eligio.

Il complesso ebbe fin da subito una forte funzione sociale: accoglienza ospedaliera, assistenza e sepoltura dei forestieri (soprattutto francesi e provenzali) privi di legami familiari in città. L’impianto sorse appena fuori dalle mura medievali e fu protetto da privilegi reali sotto Angioini e Aragonesi.

Trasformazioni nei secoli

Tra XVI e XVIII secolo l’area si arricchì dell’educandato femminile e di nuove attività benefiche. Nella chiesa si susseguirono interventi sul soffitto, sull’organo e sulle cappelle; nell’Ottocento Orazio Angelini modificò il soffitto quattrocentesco. Dopo i danni del bombardamento del 1943, un restauro novecentesco restituì al tempio la sua linea gotica essenziale.

Struttura, opere e memoria popolare

L’ingresso attuale è laterale, attraverso un portale strombato di impronta gotico-francese. L’interno, in tufo giallo e piperno grigio, conserva un equilibrio austero e luminoso. Tra le opere storicamente documentate figurano dipinti legati alla scuola napoletana (tra cui Solimena e Stanzione), oggi in parte trasferiti.

All’esterno spicca il celebre Arco di Sant’Eligio con l’orologio quattrocentesco, simbolo del complesso e custode di una nota leggenda cittadina, quella di Irene Malarbi e Antonello Caracciolo, entrata nella memoria storica e letteraria napoletana.

Sant’Eligio Maggiore — archi e navata in stile gotico
Sant’Eligio Maggiore — arco con orologio quattrocentesco

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